Il ghetto di Terezìn

La cittadella fatta costruire tra il 1780 e il 1790 dall’imperatore Giuseppe II per difendere la Boemia e trasformata da Hitler in un ghetto per l’eliminazione degli Ebrei.

Maria Teresa d'Asburgo, imperatrice e regina d'Ungheria e Boemia, rimasta vedova (1765), associa al suo regno il figlio Giuseppe II. Costui è ossessionato dal fatto che il nord della Boemia non è sufficientemente protetto da difese naturali; perciò, fra il 1780 e il 1790, fa costruire due fortificazioni (fortezza minore e fortezza maggiore) a cui dà il nome di Terezìn, forse in onore della madre; due fortezze che non servirono mai allo scopo per cui furono costruite tant'è che la minore divenne un carcere politico per gli oppositori, mentre la maggiore divenne e visse, per circa 150 anni, come una vera e propria “cittadella” con una sua popolazione, botteghe, servizi, ecc.
Bisogna arrivare al 1939 per vedere usare le due fortezze per scopi criminali, quando il 15 marzo Hitler invade la Cecoslovacchia ormai ridotta a Boemia e Moravia per l'ottenuta indipendenza della Slovacchia: la fortezza minore diventa il carcere per la Gestapo praghese, ove si torturano e si ammazzano gli oppositori al nazismo (mentre i non ammazzati sono mandati a Mauthausen); la maggiore nel 1941 diverrà un ghetto per gli ebrei, dopo l’espulsione della popolazione autoctona, dando inizio al più grande imbroglio della seconda guerra mondiale.
I nazisti fecero credere al mondo che gli ebrei nel ghetto di Terezìn avessero una vita autonoma con botteghe, teatro, biblioteca, campo sportivo, tutto quanto era necessario alla loro vita; nessuno diceva invece che quasi ogni mese 10-15.000 ebrei venivano mandati a Auschwitz per essere eliminati, per far posto ai nuovi arrivi.
Vi era anche una sezione per i bambini che in numero di 15-20.000 furono, con azioni criminali e mostruose, costretti a vivere in un mondo di brutalità; e di questi bambini l'unica cosa che rimane sono 1.400 disegni e 60 poesiole conservati al museo ebraico di Praga. Perché questo? Perché qualche insegnante prende l'iniziativa clandestina di intrattenere i bambini, iniziativa in seguito adottata dalle SS che vedono in tal modo la possibilità di aggiungere imbroglio ad imbroglio facendo credere al mondo che anche i bambini possono avere a Terezìn una vita normale. E l'imbroglio raggiunse perfino la Croce Rossa internazionale di Ginevra che, più volte sollecitata, si decise finalmente ad inviare un suo ispettore. A parte il fatto che migliaia di uomini e donne nei giorni precedenti tirarono a lucido strade e case, il giorno dell' ispezione centinaia di bambini, agitando scatolette di sardine, al passaggio dell'ispettore, gridavano:”Zio facci dare qualcos'altro! Siamo stufi di mangiare sardine”. E pensare che quei poveretti non sapevano nemmeno come fossero fatte le sardine!
L'ispettore fu anche condotto al teatro, dove un'orchestrina e un coro suonarono e cantarono il Dies Irae: una sequenza di strofe che un tempo si cantavano nelle messe per i defunti; i nazisti non ebbero alcuna reazione: non si capì se per tattica o per ignoranza.
Ma l'imbroglio era riuscito e l'ispettore fece la sua relazione confermando tutto quello che i nazisti avevano detto: l'unico punto contestato era quello dell'affollamento: un po' troppo afffollato.
Si calcola che a Terezìn siano passati circa 150.000 ebrei, in parte ammazzati ad Auschwitz, a Belzec, a Majdanek, e in parte morti per epidemia di tifo petecchiale, fortunatamente fermata dall'arrivo dei medici delle truppe sovietiche che riuscirono a salvare migliaia di prigionieri.

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